Muscoli e cuore

Posted by Gio on novembre 20, 2013
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Foto di NC

Foto di NC

Affretto il passo su per le scale dal Pronto Soccorso al Centro Trapianti, sono le 6 del mattino, lavoro da 22 ore, mal di gambe mentre salgo i gradini.

Entro in reparto, la mia seconda casa.

Le infermiere sanno che i turni di guardia sono lunghi e non mancano mai di lasciare su un tavolino comune qualcosa da bere e da sgranocchiare, è lì per tutti, si prende senza chiedere, in quella famiglia che diventa il tuo reparto.

Qui i bambini di notte sono da soli, coraggiosi combattono la loro battaglia che dura ben più di 22 ore e stanca molto più di una guardia a mangiar male.

Loro combattono per arrivare a un trapianto di midollo e combattono dal giorno del trapianto ogni ora di più.  Imparano a conoscere nemici dai nomi impronunciabili: adenovirus, graft versus host disease, capillary leak syndrome, e li combattono anche nel sonno stretti al loro peluche o alla bambola preferita.

Non sono più bambini quando escono da queste stanze, hanno fatto un balzo avanti di 1000 anni e acquisito una saggezza con la quale non mancheranno di renderti pan per focaccia ogni volta che proverai a dissimulare.

Come Robin, 6 anni, che è al secondo trapianto, lui la lezione la ha imparata a memoria, lui al giorno -2 mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: lo dirò solo una volta e poi piú, quello che fate non funziona con me, non serve a nulla.

Come Tommaso che ha 3 anni e oggi ha raccontato di aver sognato un posto meraviglioso, dove ci sono tutti gli animali che lui vorrebbe vedere, ma è un posto dove lui andrà da solo, noi non possiamo andare con lui.

Non ho mai lavorato con gli adulti, ma fare la pediatra in emato oncologia mi ha fatto pensare che tutti sanno quando stanno per morire, più spesso però gli adulti lo ritengono un pensiero inconfessabile, per se stessi e per gli altri, mentre i bambini, in alcuni casi, no.

E tu stai lì, con i loro occhi piantati addosso, deglutisci 1000 volte sperando di mandare giù anche le lacrime. Sai che hanno ragione perchè conosci la loro storia e i loro esami, hai cercato ogni possibile diagnosi differenziale per nascondere a te stessa la verità, che la battaglia è persa, che i muscoli sono stanchi, che il cuore ha galoppato abbastanza, che hanno bisogno di essere lasciati andare ed essere liberi da quelle stanze, da quei letti finti per bambini, che sarebbero troppo per qualunque adulto.

Ma stamattina le infermiere mi chiamano perchè Luca compie oggi 5 anni e proprio oggi potrà essere dimesso.

La stanza è stata decorata durante la notte, al suo risveglio ci sarà una festa. Ora firmo il biglietto di auguri che accompagna un regalo tanto desiderato: una nuova costruzione Lego della serie Star Wars.

Luca è qui da 230 giorni.

Vai a casa Luca, corri, corri a riprenderti i tuoi 5 anni e cancella questi 230 infiniti giorni!

E non girarti mai indietro.

Gio

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Buona vita

Posted by Gio on novembre 15, 2013
emozioni / 1 Commento

foto di NC

foto di NC

Questa é la notte dei neonati….

Di quei volti misteriosi per i quali ho deciso di fare il lavoro che faccio.

di quegli occhi che appena vedono il mondo comunicano e con un solo sguardo, quasi sfacciato, sono capaci di dirti senza vergogna tutto il bisogno che hanno degli altri.

Quante altre volte nella vita avrai il coraggio di mostrare tutte le tue debolezze? di piangere per le tue necessità e non vergognartene? quante volte la tua anima sarà cosi nuda, pura e cosi potente come in quei primi giorni di vita?

Stanotte il turno é tranquillo, rarità in questo Policlinico pediatrico di una grande città tedesca dove ogni turno mi costringe all´attenzione massima, dove attraverso la stanchezza continuo a sentire anamnesi e prescrivere terapie in una lingua che non é la mia.

Ma stanotte é una notte magica, solo neonati arrivano nella sala visite.

Noor, dagli Emirati Arabi, una breve visita in Europa per farla conoscere ai nonni e di improvviso una gastroenterite.

Mohammad, primogenito di 2 genitori giovanissimi, spaventati dalle prime difficoltà dell´essere papà e mamma.

Clara, che ha 2 settimane, ma ha un fratello piú grande che le ha regalato il primo virus respiratorio sinciziale e quindi il primo ricovero della sua vita.

Una tavolozza di colori, un miscuglio di lingue.

E poi lui.

La neonatologia mi chiama per fare la prima valutazione di un nuovo arrivato, 40 settimane gestazionali, 3100 grammi, parto spontaneo, maschio, Apgar 10-10.

Perché lo ricoveriamo?

Aspetta di trovare una famiglia, non é riconosciuto dalla madre naturale, é in lista per una adozione.

Eccolo li, roseo, piange, si dimena, succhia con tutta la sua forza il suo primo latte.

“Ho bisogno di tutto!” dice, “ho bisogno di tutto!”.

Ora é in braccio a me, dorme; un neonato che dorme é  la pace.

Si abbandona a me, lui abbandonato, lo stringo… sensazione ancestrale di reciproca appartenenza, di pienezza.

Buona vita piccolo!

Gio

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