vuoto a rendere

Posted by Rantolo on ottobre 04, 2009
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Di nuovo in pronto soccorso, ma stanotte non ho voglia. Capita sempre più spesso. Succede quando la vita non ti regala più soddisfazioni, nessuna novità e pochi barlumi di felicità ingannevoli. Con i pensieri immobili, ti chiedi se il tempo stia andando avanti o stia finendo. Guardo il telefono del 118, annunciatore di fatica, sperando che non squilli perché stanotte non sono in grado di essere un professionista, non sono e basta. Ho solo desiderio di tornare a casa e addormentarmi per avere l’illusione di non esserci. Tutta la città sembra volermi accontentare, addirittura capirmi; ormai sono le 4 di un giovedì qualsiasi, poche ore e potrò prendere congedo dal mondo esterno.

Non squillare, non squillare, e se squillerai risponderò, ma non perché credo in quello che faccio, non perché c’è bisogno di salvare un’altra inutile vita. Ma perché devo.

Il mutismo, fortuna mia, continua implacabile. Gli occhi cedono, la testa pesa. Un ultimo sguardo al box d’accettazione però tradisce la mai quasi assenza. Un cono di luce proveniente dalla scialitica illumina tanto il box quanto i miei ricordi. Sangue, guanti, drenaggi, cateteri, siringhe, camici, tutto nel silenzio più assordante. Sento il cuore accelerare, lo sento nel collo, sudo, ho freddo. Voglio sparire.

Mi alzo ed esco di corsa, prendo una sigaretta e la guardo arrossire mentre l’aspiro, apprezzando come un regalo di Natale il crepitio che emette consumandosi. Ho avuto paura, ma è passata, mi ha solamente voluto accarezzare per non farsi dimenticare.

E’ ora di andare a casa; la notte, beata lei, è già andata a riposare. Passo attraverso i colleghi come un fantasma, con qualcuno parlo, forse rido e scherzo, ma non me lo ricordo. La porta del pronto delinea a meraviglia i miei due mondi, troppo simili tra loro. Esco, sono distrutto come quando sono entrato.
Ora puoi squillare.

Rantolo

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