I tuoi vent’anni

Scritta da slowlyslowly su settembre 22, 2013
cronache
Foto di GN

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Se penso a te, ai tuoi vent’anni, alle lacrime dell’infermiera -Ha l’età dei nostri figli- e al non saper che dirle, perdo quel briciolo di fede che ho raccolto come fresca acqua piovana con tanta fatica e così tanto tempo; e tremo all’idea della paura, della tua ragazzo di vent’anni, e della mia.

-Eppure- dice l’infermiera -senza la paura la nostra specie non sarebbe sopravvisuta. Allora perché il buddismo insegna ad eliminarla? Essere inermi di fronte alla nostra morte o, come si usa dire, accettarla o addirittura viverla come il momento supremo di tutta la vita, è essere saggi?

Ci vuole la fede incrollabile, ci vuole un’intera società che pratichi da millenni la fede in un paradiso o in una rinascita, e non questa nostra società che crede solo nella materia e rifiuta lo spirito. Ma poi dopo tanto pensare  a quel ragazzo di vent’anni si è così stanchi, più che altro così stanchi. Stanchi…sì stanchi, che anche la paura o il dubbio o la delusione si sciolgono, almeno per un po’.

Slowlyslowly

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