Ieri e oggi

Scritta da Magamagò su marzo 08, 2013
emozioni
Foto di MV

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Io ho un amico, un tipo buffo, a metà strada fra cielo e terra, fra realtà e sogno.
Già all’aspetto ci si accorge che è straordinario: due occhi vispi, lucidi lucidi, furbi; ti guardano e ad un tratto si raggrinzano tutti, e ridono in silenzio, seguendo chissà quale pensiero, lontano mille miglia dal presente.

E’ un attimo solo, poi il viso torna serio, di quelli che anche senza occhialoni professionali ti mettono un pò in soggezione. Ma io non ho paura di lui, io lo conosco, so chi è, l’ho scoperto una sera di primavera, mentre cercavo un pezzetto di cielo senza stelle per tuffarmici dentro. Mi è apparso all’improvviso, cominciando dagli occhi neri, e poi formandosi tutt’attorno. Mi ha guardata e mi ha detto: ” Ciao micia bianca col fiocco azzurro!” Non lo sono? Sì invece: e poi i gatti hanno un bel  carattere, volitivo, dignitoso, ma sanno anche essere al tempo stesso affettuosi e fedeli; e poi una micia bianca tutto pelo è bella!

“E tu chi sei stasera ? “

“Vediamo: ti andrebbe un cucciolo di pastore tedesco con le zampotte ciotte ciotte e le orecchie una dritta e una piegata a metà? Un cane tonto a cui piacciono le micie bianche? ”
E, non ci crederete, ma io mi sono sentita veramente una gatta e mi sono accoccolata fra le sue zampotte facendo le fusa. Da allora è rimasto questo piccolo segreto fra di noi: appena cala la sera corriamo nei prati, io micia e lui cucciolo.
Di giorno no, siamo seri, dottorali (per forza siamo medici!), impegnati nella nostra battaglia quotidiana contro la sofferenza, con la coda arrotolata sotto il camice, camminando a due zampe.
Ma i pazienti se ne accorgono specie quelli anziani, specie quelli che amavano gli animali e lo farebbero ancora se non fossero totalmente impegnati a vivere: dicono che ci sia empatia con noi due, condivisione con loro di vita, passata, presente… e futura, forse. Ma in maniera lieve, giocosa: non sono solo i bambini che hanno bisogno di ridere, giocare, sognare… credo che soprattutto gli anziani abbiano bisogno di ridere, scherzare, giocare col gomitolo di lana e non pensare ad altro.
Non importa tanto essere bravissimi, luminari della scienza, quanto essere con loro e non lasciarli soli, non abbandonarli quando cercano conforto e sicurezza, sorridere con loro quando si vince, piangere con loro quando va meno bene. Il più bel regalo per noi? Quando un paziente, o i suoi familiari, a distanza anche di anni, incontrandoci, ci dicono: “si ricorda? Quante risate fatte insieme, grazie.”

Noi ce le ricordiamo tutte, ma proprio tutte, sono come cellule del nostro corpo, ci formano, le portiamo con noi, ci fanno vivere.
I nostri pazienti… sono la nostra sola ragione di vivere. E condividerli da quarantanni con mio marito… bè, è un bel collante!

Magamagò

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2 commenti

  • lunasioux scrive:

    Una bellissima dichiarazione d’amore! Per il proprio compagno, il lavoro, gli amici animali
    che completano le nostre giornate. Direi la versione contemporanea della “Favola d’amore” di H.Hesse
    Grazie !!

  • massimolegnani scrive:

    ti sei accorta? non hai parlato di medicina eppure hai colto l’essenza del nostro lavoro, brava.
    e poi hai modo di de-scrivere che mi piace, spargi qua e là frasi illuminanti (“la coda arrotolata sotto il camice”, “lo farebbero ancora non fossero impegnati a vivere”) che non hanno bisogno di alcuna aggiunta.
    ml

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