la potenza e la resistenza

Scritta da Woland su settembre 17, 2008
pensieri

Stamattina è morta una paziente. Piuttosto giovane, molto sfortunata, morta nonostante tutti i nostri sforzi.
Una famiglia splendida, che anche nel dolore non ha smesso di ringraziarci, quasi fossero loro a consolarci per la sconfitta e a volerci risparmiare la fatica di dover comunicare loro la fine di tutto. Ho chiesto se avessero gradito la presenza del Cappellano e poco dopo l’ho chiamato.
Nel nostro reparto ho già visto passare diversi ministri di culto, dal Pope ortodosso all’Imam, al Prete valdese. Ho anche incontrato familiari che hanno rifiutato, in modo gentile ma fermo, la presenza di un religioso, ribadendo la loro assoluta laicità.
Chi però è di gran lunga in testa alle presenze nell’ora del commiato è il Cappellano del nostro ospedale, lo stesso che celebra Messa nella piccola cappella al settimo piano.
Più precisamente sono due: non mi è mai capitato di vedere nessun altro al di fuori di loro due. Un camice sopra l’abito talare e un cordless per la pronta disponibilità.
Di solito li riconosco al telefono, stamattina quando ha risposto una voce estranea dicendomi che il Sacerdote sarebbe arrivato appena finito di dire Messa, per la prima volta ho pensato: chi dei due verrà? E subito dopo: ma sono sempre solo loro?
Poi mi sono fatto due conti. Per garantire una guardia 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, di solito bisogna essere almeno in 3. Ma se si considerano le ferie e i riposi si arriva ad avere bisogno di 6 persone. E’ come dire che io da solo posso lavorare solo 4 ore al giorno per 365 giorni di seguito, oppure, se (per assurdo) lavorassi 24 ore al giorno, lavorerei solo 2 mesi all’anno.
Spesso ci lamentiamo di quanto il nostro lavoro sia frenetico e stressante e di quanto a volte abbiamo un dannato bisogno di staccare per qualche giorno.
E’ come se noi fossimo dei velocisti, capaci di scatti e allunghi, ma inetti sulla lunga distanza.
Il Cappellano, che copre da solo la reperibilità di 3 persone per anni e anni, è il vero Maratoneta, la cui resistenza non solo ci rimane sempre invisibile, ma soprattutto è per noi assolutamente irraggiungibile.
Woland

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1 Commento

  • Manuele scrive:

    anche io come te ho visto in rianimazione queste scene. ma pensarla come hai fatto tu mai mi sarebbe venuto in mente. un bellissimo racconto. grazie e complimenti, ciao

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