Non c’è differenza

Scritta da Magamagò su ottobre 02, 2012
emozioni
foto di EP

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Ti ho curato, ho cercato di curarti il corpo, e tu mi aiutavi a riscoprire la tua anima, la tua essenza; ho riscoperto chi mi stava intorno, filtrati attraverso te che avevi la saggezza di una vita vissuta a lungo e totalmente. E ho riscoperto me stessa, nelle parti simili a te e in quelle comunque derivanti da te. Mi sono arrabbiata con te … no, non con te ma con la malattia che mi impediva di assaporare i momenti belli vicino a te.

Quanta rabbia avevo all’inizio: mi sfuggivi dalle mani e non riuscivo a trattenerti, quanto tempo ho perso,quanto …

Poi ho capito, mi hai fatto capire che bastavi tu a lottare, e che io dovevo essere al tuo fianco e basta.

Sono anche scappata, quando l’angoscia era troppo forte, e tu lo sai, ma poi ritornavo perchè tanto eri comunque con me, dentro di me.

Chi era il malato e chi era il guaritore? Più io malata per non aver capito il ciclo naturale della vita, e che tu invece in questi mesi mi insegnavi ad accettare, come quando mi hai detto, quell’ultima mattina : “Non ce la faccio più “.

E’ questa la morte? Averti sempre di più vicino, nel cuore? Ben venga allora, ma che fatica dirlo !!

(dedicato ad un paziente coi capelli bianchi in Rianimazione che mi ricordava papà morto da poco )

MAGAMAGO’

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4 commenti

  • massimolegnani scrive:

    quello che più mi colpisce è l’intensità del legame, che mi aveva fatto pensare a una moglie che accudiva il marito moribondo. ml

  • Stefano scrive:

    bellissimo e … “mio”, vissuto. Ma quel ben venga, nonostante possa essere liberatorio dalla sofferenza, è più che faticoso.

  • chiara scrive:

    mi manca ogni secondo di ogni giorno, ho imparato ad amarlo per i suo mille pregi e i suoi, secondo me, pochi difetti..l’ultimo anno, il più duro, gli sono stata accanto e sono scappata anche io..non mi perdonerò mai di aver passato con lui solo 5 minuti l’ultima volta che l’ho visto, il mio e il suo dolore era talmente forte che non riuscivo a stare con lui , vederlo respirare a fatica, avere dolori alle ossa, non trovare una posizione che potesse alleviare un pò i mille fastidi..e quando, con un filo di voce, mi ha detto “..quanto sei bella” mi sono sentita morire..forse era il suo modo di dirmi “addio piccolè” e l’unica cosa che volevo fare, e che ho fatto, è stata baciarlo e correre via più veloce che potevo..mi manca tanto..grazie per avermi fatta crescere con loro, con lui. Di persone così belle ne esistono poche..ciao nonnino mio..

  • Dianella scrive:

    bellissimo e così vero nel dolore e nella speranza
    sono tutti belli i racconti in questo “luogo” indicano tutti una strada percorsa e da percorrere

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