mani

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Posted by Giramondo on dicembre 14, 2009
emozioni / 2 Commenti

Mani, in Afghanistan.

Mani portate al cuore per augurare “Salam aleikum”, che la pace sia con te, in segno di saluto.
Mani di uomini anziani indurite dal lavoro dei campi.
Mani di donne dipinte a disegni floreali con Hennea nero sui palmi, per i giorni di festa e per i matrimoni.
Mani grasse e ricolme di anelli delle popolazioni dei nomadi Kuci.
Mani che si stringono per dimostrare amicizia e rispetto.
Mani che scrivono segni per me incomprensibili, e al contrario, cioè da destra verso sinistra; (ma i numeri sono uguali!)
Mani ad indicare aerei ed elicotteri militari in volo.
Mani di bambini alzate in cielo a far girare gli aquiloni.
Mani tese con il bicchiere di “Chai” (tea) verde, con tanto zucchero, nei momenti di pausa, seduti a chiacchierare, ad informarsi delle rispettive famiglie, a chiedere come si vive nelle loro case ed a riferire come si vive a casa mia.
Mani di macellai che sgozzano capre secondo il dettato islamico.
Mani rosse di freddo che trasportano secchi d’acqua.
Mani che spezzano e portano alla bocca il “naan” caldo (il pane afghano non fermentato, piatto e rotondo o a forma di rombo)
Mani di soldati e poliziotti che imbracciano Kalashnikov.
Mani di madri che sorreggono figli.
Mani di ragazzine che afferrano la corda al collo della mucca o dell’asino portati al pascolo.
Mani di scolari piene di libri (zaini e cartelle non ci sono o costano troppo…)
Mani portate al volto e poi appoggiate a terra, durante la preghiera ad Allah.

Mani che visitano Pazienti.
Mani di partorienti aggrappate al lettino accompagnate dal dolore della nuova vita che arriva in questa terra.
Mani minuscole di neonati che si muovono nell’aria, cercando istintivamente un appiglio, alla ricerca del seno che li nutrirà.
Mani in urgenza che afferrano laringoscopio, bisturi, fonendo, agocannule, garze.
Le mie mani magre tagliate dai fili chirurgici tirati per stringere i nodi di sutura.

Mani di bambini e di bambine che non ci sono piu’, portate via per sempre da una mina.

Giramondo

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