Tre indizi fanno una prova

Scritta da Davide_dlba su gennaio 16, 2013
pensieri

foto di MV

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Agatha Christie parlava di segni del delitto, io di casualità.

Casualità che possono portare a commettere l’atto finale di una scelta.

Indecisioni, confermate o sbaragliate dalla faccia della moneta che è voluta cadere a faccia in giù quella mattina.

In un gioco a testa o croce, io, in questi quattro mesi, è come se avessi sempre puntato su ‘testa’.

Sognato che la Croce fosse sparita dal mondo per un po’, semplificandomi le cose. Mattinate e Settimane di lancio della moneta. La gara è alla meglio dei 120 lanci, 119 volte è uscita testa, ogni mattina della mia vita universitaria è uscita testa.

Ma Il 120esimo è il lancio decisivo, rischi di buttare tutto a puttane per una cazzo di Croce. 119 indizi non fanno una prova, fanno una quasi vittoria, un quasi successo, un quasi. Se fosse un ‘quasi’ sarei Fottuto.

(Ciao a tutti, è stato un bellissimo periodo, ho trovato qualcosa da fare nella mia vita ma devo mollare perchè in questi quattro mesi, pardon centoventi giorni, mi è uscita una Croce proprio all’ultimo lancio. Mi cercherò altri posti e altre persone continuando a lanciare e a lanciare)

Quella spontaneità che era seduta di fianco a me mentre il neurochirurgo mi faceva la domanda dell’esame. In quei secondi ho visto davvero la monetina partire dal polso di un essere superiore ed invisibile. In quel secondo pensavo al fatto che se fosse uscita testa anche a quel lancio allora sarebbe stato il terzo indizio, avrei avuto tra le mani e formalmente sul mio libretto universitario blu, una prova. Quella prova è uscita, era la mia domanda, inesistente sui normali libri di testo, presa in prestito da linee guida specialistiche. Nella mia risposta c’era più passione che conoscenza, anzi la conoscenza era massima ma la passione che mi ci aveva condotto era stata ancora di più. Era come se per andare a prendere il mio jet privato avessi avuto a disposizione il teletrasporto. La passione è stata il mio teletrasporto, da bambino che leggeva gli articoli di focus sul cervello. Da ragazzino che impara il nome di malattia di Parkinson allo studente che argomenta i vantaggi della deep brain stimulation nella terapia a lungo termine del paziente con scomparsa di responsività alla L-Dopa. Tante persone hanno messo qualche euro per comprarmi la super macchina del teletrasporto. Quattro mesi, centoventi giorni, in cui ho capito quali erano le rotaie. Il primo lancio della moneta è stato un regalo del caso, che si è presentato il primo giorno di tirocinio sotto forma del mio attuale Prof. Tramite questo piccolo regalo, casualità dell’ordine alfabetico della segreteria di facoltà, sono entrato in quel mondo che volevo tanto conoscere, che spiavo negli articoli di giornale dell’inserto medico scientifico. Un camice addosso. Un punto di partenza.
Per me non era un semplice esame di Neurologia. Era tutta la fede in quel che avevo sempre pensato ad essere messa completamente in dubbio. Non tanto una scommessa alla Pascal, più come quella del vecchiaccio che con tre mesi di vita si gioca le sue ultime settantadue ore su questo fottuto pianeta giocando un numero fisso in cui ha sempre creduto alla Roulette di un casinò del Nevada. Estremo come gesto, patologico se visto in modo oggettivo, romantico se lo si guarda da un altro punto di vista

(Sto bene adesso, disintossicato da quello che eri stata, fiero di essere quello che sono in questo momento)


Ti rivedrò domani sera e mi chiederai dell’esame, nonno, non potendo mai venire a sapere che in questi centoventi lanci sei stato il mio unico e grande esempio di vita.
Te lo dimostrerò girandoti il caffè.

 

Davide_dlba

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