come cambia la vita in una notte

Scritta da bambinachedanzanelvento su luglio 04, 2010
testimonianze

Inverno 2007-2008. Uno degli inverni più secchi degli ultimi anni, quasi siccità. La pelle mi sembra un po’ secca. Prude. Dappertutto. Inizio a mettere creme e va un po’ meglio. Ma poco. Poi provo a cambiare le stoffe, uso solo cotone, taglio tutte le etichette perché non le sopporto. Passano i mesi.Stanca. Mamma mia se sono stanca. Certo, stiamo facendo turni pazzeschi. Ma d’altra parte i miei turni non sono più pesanti di quelli degli altri, se ce la fanno loro perché non dovrei farcela io? Il prurito continua, eppure ho fatto anche esami del sangue ed era tutto più o meno a posto, niente problemi al fegato, non sono allergica… sarà lo stress? Può essere… sembra peggiorata anche l’esofagite da reflusso: per dormire devo aggiungere un cuscino, altrimenti mi viene la tosse. Mah… forse dovrei andare da uno psicologo…

Inverno 2008 – 2009. Continuano, e aumentano, il prurito, la stanchezza, e i cuscini… Sembra sempre solo stress. Ripeto gli esami del sangue, sembra sempre tutto ok. Lavoro, lavoro, lavoro. Mi sento un po’ gonfia, la catenina non sembra più stretta? E la giugulare esterna sinistra mi sembra turgida, no? Chiedo ai miei colleghi… ma no, figurati… Magari fai una lastra del torace. Sì… e poi? ho altro da fare… e il tempo passa…

28 aprile. Rientro da una settimana di ferie passata praticamente sempre a dormire, ma non mi sento molto riposata. Forse perché la settimana ancora prima avevo lavorato 90 ore? Mah…

Come sempre al rientro dalle ferie, ho “vinto” il turno mattino-notte, e mi preparo alla notte facendo il mio solito pisolino. Stavolta però mi ribello ai cuscini: ho sempre dormito meglio senza cuscini e a pancia in giù, possibile che non possa farlo anche ora?
Mi sveglio a fatica dopo un paio d’ore, la sveglia suona con insistenza, la testa è pesante. Mi guardo allo specchio e mi spavento a vedere gli occhi gonfi. A dire il vero mi sento tutta gonfia, testa, collo… Palpo istintivamente il collo e finalmente lo sento: un linfonodo sovraclaveare a destra, grosso almeno 2-3 cm, ma come avrò fatto a non sentirlo prima?
E d’un tratto, finalmente, dopo mesi, i pezzi del puzzle iniziano ad andare a posto…

Vado a lavoro. Al mio ingresso in rianimazione le infermiere mi vedono e si alza il coro: ma cos’hai fatto??? hai una faccia! Tranquille, mi sono solo svegliata un po’ gonfia, in effetti ho anche un linfonodo ingrossato, ma tranquille, ora vado in pronto soccorso e mi faccio fare due esami… Il mio collega della notte è al telefono, gli parlerò poi…
L’internista del pronto soccorso è d’accordo con me sugli esami e suggerisce anche un ecografia del collo per la mattina dopo. Sono io a chiedergli la lastra del torace. Lui: figurati, dai, speriamo proprio di no… Io: tu prescrivimela.
Passo in radiologia ma c’è tanta gente, e poi proprio in quel momento mi chiamano per un cesareo urgente. Un bel maschietto. Un piccolo miracolo, come sempre, quel piccolo cucciolo urlante, la mamma commossa. Il mio ultimo cesareo per un po’… per fortuna, comunque, anche l’ultima chiamata della notte: quasi un secondo miracolo!

Ripasso in radiologia, c’è ancora gente, ma i tecnici decidono che io ho la precedenza (d’altra parte ero già passata prima, no?) e mi fanno passare. Quando esco dallo spogliatoio c’è un torace sul monitor, e commento: beh, non è male. Il tecnico: sì, in effetti è meglio del tuo… che è questo: il mediastino è un po’ allargato, ma lo sapevi già, vero? io: no, ho fatto la lastra per questo. Il tecnico: ah… mi è sembrata una gran risposta, non c’era proprio altro da dire. Quella lastra poteva voler dire solo linfoma. Se poi ci metti il prurito, la stanchezza, la tosse (che, iniziavo a sospettare, era dovuta alla massa e non all’esofagite), non poteva essere molto altro. Lo sapevo io, lo sapeva il tecnico. L’ha capito subito anche il mio collega della ria, quando sono tornata su e gli ho fatto vedere la lastra. Essere medici in certe cose aiuta, ti risparmi qualche ansia da attesa, perché alcune cose le capisci da solo.

Beh, è stata una serata lunga, sono le 2 passate, e la mia stanchezza è sempre con me. Me ne vado a dormire. Ma riesci anche a dormire, mi chiede il collega? Oh sì! Assolutamente sì!
Vado a stendermi nella poltrona-letto dove ci stendiamo quando non ci chiamano per qualche urgenza, con tre cuscini stavolta… ma in effetti non mi addormento subito. Mi domando cosa mi aspetta, e quando sarà la prossima notte che passerò su quella poltrona, se ci sarà un’altra notte su quella poltrona… ma sono certa di sì. Il linfoma ha una prognosi ottima, l’ematologia non è stato uno dei miei esami preferiti all’università ma questo me lo ricordo bene. Se proprio devi avere un tumore, forse il linfoma è il migliore di tutti. O almeno, il meno peggio.
E poi, se devo essere sincera: sollievo. Non è stress, non sono matta. Finalmente so. Finalmente si potrà fare qualcosa. Finalmente, soprattutto, posso riposare. Al mattino inizieranno gli esami, le cure, le novità che, di fatto, cambieranno un bel po’ la mia vita, almeno per qualche mese. Ma per ora posso riposare. Tranquilla, finalmente.

bambinachedanzanelvento

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5 commenti

  • ania scrive:

    Coraggio…siamo tutti con te!

  • amico fragile scrive:

    Ho scoperto questo blog per puro caso, in una notte come questa in cui non riuscivo a chiudere occhio..ho letto la tua storia come quella di tante altre persone senza riuscire a staccarmi dal monitor, passando da una storia all’altra divorandole come divoravo da bambino i romanzi che trovavo in casa. Perchè nel passare da una storia all’altra, è quasi piacevole non doversi fermare su ciascuna a riflettere, dimenticarsi cioè che ogni storia è in fondo una vita reale, o almeno una parte di essa. Da studente di medicina, quale ancora sono, spesso mi sono chiesto nelle tante ore di studio se non sia finzione tutto quelo che si impara sui libri, mi sono chiesto dove stanno i pazienti veri, la gente che soffre, qual è il significato reale dietro ai dati epidemiologici. Durante lo studio spesso arido che ogni studente di medicina, almeno dalle nostre parti, subisce, mi sono via via abituato a dimenticare i pazienti e a considerare tutto come una bella storiella da raccontare puntualmente il giorno dell’esame. Poi quando si inizia a frequentare, pur saltuariamente, i primi reparti, si rimane impressionati da come la realtà di un ospedale sia diversa dalla realtà che ci viene propinata dai libri. Eppure col tempo anche questa meraviglia mi pare tenda a scomparire, e come in un gioco della parti, lo studente di medicina diventa il medico, lui da una parte e dall’altra i suoi pazienti , senza possibilità di potersi scambiare i ruoli. Eppure prima o poi tutti, in un modo o nell’altro, dobbiamo lasciare anche questa illusione, toglierci il camice e passare dall’altra parte, tra i pazienti. Oggi questo è capitato a te e francamente non so come ci si possa sentire, e soprattutto come ci si debba comportare. Però di sicuro persone come te non sono per niente matte. Per fare il medico credo si debba credere, in fondo, in una cosa sola, vale a dire nel valore e insieme nella dignità della vita. Se un medico, per primo, non ci crede, allora forse non ha piu senso fare il medico, sarebbe come truffare qualcuno. Nelle tue parole io leggo questa fede, che mi sembra più forte di qualsiasi fede religiosa e mi sembra venga prima di qualsiasi altra fede e che da sola può rendere sensato tutto quel processo, a volte lungo e faticoso, che è la guarigione. Per quel che vale..ti stimo e ti auguro di tornare al più presto a indossare il camice!

  • Gin scrive:

    Un abbraccio a chi ha il coraggio e la consapevolezza di fermarsi senza avere paura.Mi associo all’augurio dell’ amico fragile

  • Raul Bucciarelli scrive:

    …possiamo dire tante cose rispetto a questo racconto straordinariamente vero. Possiamo ritrovarci dentro le nostre paure…possiamo meglio di ogni cosa condividere quello che tu stai provando…. Il passaggio dall’ altra parte della barricata è per ciascuno una esperienza totalizzante. Per il medico il “passaggio dal camice al fatidico pigiama” come ebbe a dire a suo tempo il collega Cornaglia Ferraris è qualcosa di più….E’ vero le cose te le capisci da solo…non fai le file perchè magari ti puoi scegliere il collega più esperto. Non sei un paziente come gli altri…ma la diagnosi è una straordinaria livella…che fa uscire il nostro io più vero. Sempre. Quella volta che son tornato a casa con la mia TAC cerebrale che, fatta dopo una lunga cefalea dimostrava una lesione iperdensa in regione frontale destra…me ne son tornato a casa e con la mia lastra sotto il braccio attraversando la sala di attesa con pensieri che non si possono spiegare….Era un angioma cavernoso alla RNM, ma poteva essere ben altro. Non si possono fare proprie le esperienze degli altri nella loro completezza…. ma il tuo è un racconto bellissimo….uno dei più belli letti sul blog….Ti abbraccio forte e voglio rileggerti presto…….

  • sorriso scrive:

    …un brivido quasi paralizzante per la tua capacità di trasformare in parole sensazioni, sentimenti, paure, attimi di realtà difficilmente spiegabili, sicuramente non totalmente comprensibili a chi non li vive, inevitabilmente coinvolgenti…
    …che non possono non far venire voglia di abbracciarti…e “rileggerti” presto…anche o soprattutto nella tua veste (..vita…)cambiata…

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